sommàrio (sostantivo) sm. [sec. XVI; dal latino summarĭum, da summa, propr., punto più in alto].1) Esposizione scritta di una materia, limitata agli elementi fondamentali: sommario di storia romana; sommario di storia della filosofia.2) Elenco schematico, in forma di indice più o meno ragionato
Menu Insieme delle opzioni e dei comandi di un applicativo. I programmi per i sistemi operativi grafici usano menu a discesa dall'alto e menu contestuali per la maggior parte delle funzioni
Se ci confrontiamo con l'editoria quello che in un sito definiamo "menu" in realtà non presenta dei comandi ma un riassunto dei contenuti. Dovremmo quindi, per correttezza e per parlare un buon italiano, definirlo sommario.
Quando abbiamo per le mani un giornale o una rivista cechiamo subito il sommario per vedere dov'è la pagina dello sport o quella della cronaca: nessuno cerca il "menu".
Quando invece usiamo un programma cerchiamo i "menu" per trovare gli strumenti che ci servono usando un termine che l'inglese ha rubato al francese.
L'italiano avrebbe potuto usare un più corretto "elenco degli argomenti" o "elenco dei contenuti", ma qualcuno ha preferito "albero di navigazione".
Perché usare parole straniere quando abbiamo a disposizione una lingua completa e bellissima?
Perché usare concetti nuovi come il navigare quando ci sono concetti ormai consolidati come il sommario?
domenica, dicembre 17, 2006
sabato, dicembre 16, 2006
Spessore
Un po' spesso, sottile, sottilissimo, troppo spesso, spessore calibrato: tanti aggettivi per indicare la terza dimensione delle cose.
Lo misuriamo con il metro il calibro lo spessimetro.
Ma quando si dice una persona di spessore a cosa ci si riferisce? Non certo alla sua "terza" dimensione, ma a qualche cosa di "intangibile": con cosa misuriamo questo tipo di spessore?
Abbiamo qualche strumento che ci permette di valutare questo tipo di spessore?Abbiamo ascoltato parole e ragionamenti e, se erano in sintonia con i nostri, il nostro giudizio è stato: una persona di spessore. Ma se ha detto poche parole e, peggio, in disaccordo con noi, è diventata una persona di poco spessore.
Ma non ci siamo per caso lasciati ingannare dalle troppe parole? Come abbiamo potuto valutare quello che c'è dietro le parole di quella persona?
Credo che spesso ci lasciamo fuorviare da tante parole, dai venditori di fumo, dai parolai, senza renderci conto che dietro alle parole non c'è nulla.
Lo misuriamo con il metro il calibro lo spessimetro.
Ma quando si dice una persona di spessore a cosa ci si riferisce? Non certo alla sua "terza" dimensione, ma a qualche cosa di "intangibile": con cosa misuriamo questo tipo di spessore?
Abbiamo qualche strumento che ci permette di valutare questo tipo di spessore?Abbiamo ascoltato parole e ragionamenti e, se erano in sintonia con i nostri, il nostro giudizio è stato: una persona di spessore. Ma se ha detto poche parole e, peggio, in disaccordo con noi, è diventata una persona di poco spessore.
Ma non ci siamo per caso lasciati ingannare dalle troppe parole? Come abbiamo potuto valutare quello che c'è dietro le parole di quella persona?
Credo che spesso ci lasciamo fuorviare da tante parole, dai venditori di fumo, dai parolai, senza renderci conto che dietro alle parole non c'è nulla.
venerdì, dicembre 01, 2006
Nitido
Per anni la comunicazione ha cercato la nitidezza dei caratteri. Forse il concetto era che più nitide si scrivevano le parole, più chiari risultavano i concetti espressi.
Caratteri sempre meglio incisi e fusi, poi incisioni in rame dalla meravigliosa definizione realizzate con grande perizia e infine la litografia che permetteva linee sottilissime.
Con la stampa si sperimentavano e cercavano inchiostri molto "duri" per evitare le sbavature.
E anche molto neri, perché il testo fosse perfettamente leggibile.
Testi "grigi" erano considerati un difetto di stampa, una cattiva inchiostrazione, una mancanza di inchiostro.
Quando è iniziata l'era dell'offset il primo problema che fu necessario risolvere fu proprio la presenza dell'acqua di bagnatura che rendeva i contorni del carattre un po' sfumati e quindi sgraditi.
La calcografia, utilizzata per le banconote e i francobolli, presentava caratteri estremamente nitidi con addirittura un piccolo rilievo.
La rotocalco, per contro, che presentava la necessità di retinare i caratteri, non ebbe mai successo nelle stampe di qualità dove predominava il testo.
Poi sono venuti i primi schermi con i caratteri formati da matrici di pochi punti, ma anche in questo caso i contorni erano nitidi anche se i caratteri reano resi con pochi punti.
Lo stesso è successo con le stampanti ad aghi.
Poi sono venuti i monitor che permettevano di visualizzare caratteri e stampanti con 300, 600,1200 punti.
Si sono creati degli algoritmi che permettono di di visualizzare con buona qualità caratteri anche abbastanza piccoli.
Dopo tutta questa ricerca, durata almeno quattro secoli è venuto photoshop.
Nato per trattare le immagini è talvolta utilizzato per creare del testo per il web, ma alcuni piccoli e semplici calcoli ci faranno capire che non è il giusto strumento per scrivere.
Le immagini per il web hanno una risoluzione di 72 punti per pollice: questo vuole dire che un testo con un occhio di 3 millimetri corrispondente a un corpo 20, ha a disposizione una matricce di solo 8 pixel per rappresentare una lettere: troppo pco per poter avere un buon carattere.
Photoshop a questo punto aggiunge delle sfumature per compensare la scarsa disponibilità di punti, ma così il carattere perde completamente la nitidezza, con una coseguente perdita consistente di leggibilità.
Se a questo sggiungiamo la realizzazione del carattere in grigio anziché in nero, tutti i concetti di leggibilità perseguiti e studiati per anni vengono gettati a mare.
In tutto questo non si tiene conto che il carattere presentato sul monitor utilizza algoritmi completamente diversi da quelli che usa photoshop e di conseguenza la nitidezza è completamente diversa.
Peccato
Caratteri sempre meglio incisi e fusi, poi incisioni in rame dalla meravigliosa definizione realizzate con grande perizia e infine la litografia che permetteva linee sottilissime.
Con la stampa si sperimentavano e cercavano inchiostri molto "duri" per evitare le sbavature.
E anche molto neri, perché il testo fosse perfettamente leggibile.
Testi "grigi" erano considerati un difetto di stampa, una cattiva inchiostrazione, una mancanza di inchiostro.
Quando è iniziata l'era dell'offset il primo problema che fu necessario risolvere fu proprio la presenza dell'acqua di bagnatura che rendeva i contorni del carattre un po' sfumati e quindi sgraditi.
La calcografia, utilizzata per le banconote e i francobolli, presentava caratteri estremamente nitidi con addirittura un piccolo rilievo.
La rotocalco, per contro, che presentava la necessità di retinare i caratteri, non ebbe mai successo nelle stampe di qualità dove predominava il testo.
Poi sono venuti i primi schermi con i caratteri formati da matrici di pochi punti, ma anche in questo caso i contorni erano nitidi anche se i caratteri reano resi con pochi punti.
Lo stesso è successo con le stampanti ad aghi.
Poi sono venuti i monitor che permettevano di visualizzare caratteri e stampanti con 300, 600,1200 punti.
Si sono creati degli algoritmi che permettono di di visualizzare con buona qualità caratteri anche abbastanza piccoli.
Dopo tutta questa ricerca, durata almeno quattro secoli è venuto photoshop.
Nato per trattare le immagini è talvolta utilizzato per creare del testo per il web, ma alcuni piccoli e semplici calcoli ci faranno capire che non è il giusto strumento per scrivere.
Le immagini per il web hanno una risoluzione di 72 punti per pollice: questo vuole dire che un testo con un occhio di 3 millimetri corrispondente a un corpo 20, ha a disposizione una matricce di solo 8 pixel per rappresentare una lettere: troppo pco per poter avere un buon carattere.
Photoshop a questo punto aggiunge delle sfumature per compensare la scarsa disponibilità di punti, ma così il carattere perde completamente la nitidezza, con una coseguente perdita consistente di leggibilità.
Se a questo sggiungiamo la realizzazione del carattere in grigio anziché in nero, tutti i concetti di leggibilità perseguiti e studiati per anni vengono gettati a mare.
In tutto questo non si tiene conto che il carattere presentato sul monitor utilizza algoritmi completamente diversi da quelli che usa photoshop e di conseguenza la nitidezza è completamente diversa.
Peccato
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